WiMax, chiusa l’asta a quota 136 miliardi

wi-maxthumbnail.jpgPresto anche in Italia diventerà realtà la banda larga senza fili e internet veloce per tutti. Si è chiusa, infatti la gara per l’assegnazione dei 35 diritti d’uso delle frequenze “WiMax” (Worldwide Interoperability for Microwave Access) nella banda 3.4-3.6 Ghz, che ha aggiudicato le licenze (14 macroregionali e 21 regionali) a 11 imprese, per un importo finale pari a 136.337.000 euro, superiore del ben 176% al prezzo posto a base d’asta, il più elevato fra le gare WiMax sin’ora svolte a livello europeo. Lo ha reso noto il ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni, presentando, al ministero, i risultati della gara per l’assegnazione delle licenze WiMax, nella banda 3.4-3.6 Ghz (banda 3.5Ghz), il cui bando era stato pubblicato il 19 ottobre scorso. “E’ un risultato straordinario - spiega il ministro Gentiloni - che pone una pietra miliare lungo la strada per abbattere il digital divide e garantire il diritto d’accesso a internet veloce come nuovo servizio universale del XXI secolo”. Gentiloni, sottolinea, poi, come la competizione all’asta sia stata elevatissima “a testimonianza - dice - sia dell’interesse per questa nuova tecnologia di banda larga senza fili sia dell’impegno che le imprese vincitrici vorranno sostenere per far partire in Italia i servizi WiMax”.
Delle 11 imprese fresche assegnatarie delle licenze, prosegue il ministro Gentiloni, 4 sono “big”, cioè, (Ariadsl, A.F.T., E-Via Group Retelit e Telecom Italia), mentre le restanti 7 hanno una presenza locale, in una, due regioni al massimo. “Ciò dimostra - spiega Gentiloni - che c’è competizione, interesse alla diffusione del sistema e, soprattutto, consistenza nell’investimento e fiducia delle imprese in questa nuova tecnologia”.

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Ricordando, infine, le tappe principali che hanno condotto all’assegnazione delle licenze, Gentiloni evidenzia come, ora, i diritti d’uso delle frequenze avranno una durata di 15 anni a partire dalla data del rilascio, sono rinnovabili e non possono essere ceduti a terzi senza la preventiva autorizzazione del ministero delle Comunicazioni. Ogni aggiudicatario, poi, ha garantito una significativa copertura territoriale e, un particolare impegno nelle aree a c.d. “digital divide”. La copertura territoriale, insiste il ministro, è stata calcolata con un meccanismo a punti previsto dal disciplinare di gara e risultante dall’installazione di impianti nei Comuni dell’area interessata. Significativa è la previsione che trascorsi 30 mesi dal rilascio del diritto d’uso, gli aggiudicatari che non utilizzino completamente le frequenze assegnate, sono tenuti a soddisfare richieste di soggetti terzi di accesso alle medesime frequenze, sulla base di negoziazione commerciale.

[via: ilsole24ore.com]

~ di marko su 28 Febbraio 2008.

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