Casini va da solo, telenovela finita. Sarà un happy end?

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Niente da fare: nessuna alleanza, nemmeno un apparentamento. Alle prossime elezioni, anche l’Udc correrà da sola con Pier Ferdinando Casini “candidato premier designato”. È stato proprio il leader del Biancofiore a sciogliere le riserve, con un discorso al vetriolo lontano dal linguaggio moderato degli eredi di mamma Dc: “dico a Berlusconi che non tutti in Italia sono in vendita, il Pdl che è un movimento populista e demagogico, può comprare i marchi, ma non le idee”.

Ecco quindi la scelta della corsa in solitario, anche perché, dopo giorni di frenetiche trattative e taciti ammiccamenti, Berlusconi è stato irremovibile: l’alleanza pre-elettorale con il Popolo delle libertà passa per una chiara rinuncia al simbolo e, soprattutto, per la condivisione di un nuovo progetto politico.

Per Casini, deciso a correre con lo stemma dello scudocrociato, non c’è stato nulla da fare. Adesso, il leader dell’Udc, dovrà fare i conti con i numeri che impone la legge elettorale da lui voluta nella precedente legislatura. Per chi va in solitaria, le soglie di sbarramento sono infatti alte, almeno per un partito di medio cabotaggio come quello di Pier.

Le incognite maggiori non sono tanto quelle legate alla Camera (bisogna superare il 4% dei consensi), quanto quelle del Senato (ci vuole l’8% su base regionale). E nemmeno i sondaggi più ottimisti danno il movimento di Casini a quella percentuale, se non in una regione: la Sicilia di Totò Cuffaro. Nell’isola, l’Udc è il terzo partito, dopo il Pd e Forza Italia, ma in questi giorni è comunque in grosse difficoltà. A Catania, ad esempio, il segretario provinciale Filippo Drago ha deciso di entrare nel Pdl, ma il partito di Casini ha perso pezzi anche a Enna e nell’agrigentino, terra incontrastata dell’ex presidente della regione. E i problemi potrebbero pure aumentare: se il segretario del Movimento per le Autonomie Raffaele Lomabardo decidesse di coalizzarsi con il Pdl in cambio della candidatura a presidente della Regione Sicilia al posto di Gianfranco Miccichè, il destino dell’Udc sarebbe ancora più incerto.

Ecco perché in queste ore, Casini farà di tutto per trovare nuovi alleati tra i cespugli che navigano al centro della politica nazionale. Prima tra tutti, la Rosa bianca di Bruno Tabacci e Mario Baccini, che fin da giovedì mandava messaggi concilianti agli ex compagni di partito. Ma, a questo punto, non può escludersi neppure un’alleanza con l’Udeur di Clemente Mastella, che proprio venerdì ha invocato l’unione dei centristi. Ad un Casini che si è subito schernito dietro a un secco “il mio elettorato non capirebbe”, c’è stato un Cesa (segretario dell’Udc) più possibilista che si è detto subito pronto a discutere. Resta da vedere come potrà essere configurata un’alleanza tra ex dc che, oltre alla loro matrice politica, non hanno quasi nulla in comune: nella vecchia Balena Bianca, Mastella, Tabacci e Casini militavano infatti in tre correnti diverse. Adesso, complice anche la legge elettorale, potrebbero di nuovo trovarsi alleati in un unico soggetto politico.

[via: panorama.it]

~ di marko su 16 Febbraio 2008.

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