header image
 

Veltroni presenta il suo governo ombra

Ultim’ora: Walter Veltroni ha presentato il suo governo ombra, che sarà così composto: Piero Fassino (Esteri), Marco Minniti (Interno), Pierluigi Bersani (Economia), Enrico Letta (Lavoro, salute e politiche sociali), Matteo Colaninno (Sviluppo Economico), Lanfranco Tenaglia (Giustizia). E poi, per arrivare ai 21 ministri di Berlusconi e ricalcarli tutti, abbiamo anche:

Maria Pia Garavaglia ministro ombra dell’Istruzione, Roberta Pinotti della Difesa, Alfonso Andria delle Politiche agricole, Ermete Realacci dell’Ambiente, Andrea Martella delle Infrastrutture e trasporti, Vincenzo Cerami ai Beni culturali, Giovanni Melandri alla Comunicazione, Sergio Chiamparino alle Riforme per il federalismo, Mariangela Bastico ai Rapporti con le Regioni, Linda Lanzillotta alla Pubblica amministrazione e innovazione, Vittoria Franco alle Pari opportunita’, Beatrice Magnolfi alla Semplificazione normativa, Maria Paola Merloni alle Politiche comunitarie, Michele Ventura all’attuazione del programma, Pina Picerno alle Politiche per i giovani.

Da notare il polemico inserimento del ministro delle Telecomunicazioni al posto di quello ai Rapporti col Parlamento, unica variazione rispetto all’esecutivo in carica. In generale, la squadra presenta nomi importanti, anche se spicca l’esclusione di D’Alema. Enrico Morando sarà il coordinatore del governo ombra, mentre Riccardo Franco Levi avrà il ruolo di portavoce.

[via: polisblog.it]

Inizia il countdown per la nuova Ferrari!

Riduci a icona la finestra e quando clicchi di nuovo sulla barra delle applicazioni vedi che il tempo è passato in fretta, i minuti sono trascorsi, accompagnati dall’ingannevole fischiettare di tranquilli uccellini, quelli che presumibilmente se ne stanno appollaiati sugli alberi che circondano il circuito di Fiorano, ad aspettare la nuova Ferrari.

Ve lo confessiamo: quando siamo venuti a saperlo ci siamo rimasti un po’ così (avevamo appuntamento per ottobre a Parigi), ma abbiamo ugualmente riportato la notizia secondo cui già nel mese di maggio [via: autoblog.it] avremmo saputo qualcosa di più sull’attesissima gt di Maranello. Adesso ci verrebbe da dire “c.v.d.”, ma siamo troppo presi dall’entusiasmo sparatoci nei neuroni dal sublime suono del V8 che ti accoglie all’apertura del minisito per farlo.

Cos’altro vi possiamo dire, in preda a questo fanciullesco gongolare? Ah, sì, che di giorni ne mancano undici alle ore 19 di martedì 20 maggio, quando finalmente la snervante attesa finirà e potremmo proporvi le immagini del nuovo Cavallino. Un po’ più lunghi i tempi per metterci le mani sopra, dato che quel maledetto countdown parla ancora di sessantasette giorni. Speriamo di non vedere teaser perchè gli effetti potrebbero rivelarsi molto dannosi per coronarie e by-pass…

[via: autoblog.it]

Ore 12 - 30 anni fa il cadavere di Aldo Moro nella R4 rossa. Quale lezione?

altroQuella mattina del 9 maggio 1978, esattamente 30 anni fa, cadevano definitivamente tutte le speranze.

Aldo Moro, rinchiuso nel bagagliaio di una R 4 rossa, dopo 54 giorni fra i più lunghi e terribili della Repubblica, fu riconsegnato senza vita, crivellato di colpi, dalle Brigate Rosse. A Roma, in via Caetani, a metà strada fra le Botteghe Oscure (Pci) e Piazza del Gesù (Dc).

30 anni non sono pochi per la vita di una persona ma non sono molti per la vita di una nazione: è ancora difficile esprimere un giudizio politico equilibrato, libero da condizionamenti emotivi. L’Italia viveva allora una crisi complessa. Il centro sinistra (l’incontro fra democristiani e socialisti) aveva esaurito la sua funzione. Si parlava di “terza fase”, cioè di rendere “compiuta” la democrazia italiana, ancora zoppa per l’impossibilità di una alternanza di governo.

Vigeva la “conventio ad exludendum” per tener fuori il Pci, ritenuto destabilizzante per i suoi legami con l’Urss e per voler fare dell’Italia un Paese “comunista”. Furono Moro e Berlinguer a concordare su una fase di transizione in cui il Pci (oltre il 34% dei voti!) garantisse la Dc presso la classe operaia e la Dc garantisse il Pci presso i ceti moderati e i paesi alleati.

Berlinguer, con il suo famoso discorso sull’ “austerità”, chiede apertamente l’ingresso del Pci nel governo. Moro dice no, perché provocherebbe l’esplosione dello Scudo crociato, lo scontro con la Chiesa e con gli Usa.

La realtà era che nessuno, preoccupati per la “diversità” del Pci, anche per motivi squisitamente di potere, voleva i comunisti al governo, a cominciare dal Psi di Craxi e dai partiti laici. Al massimo si accettava di fare entrare il Pci nella maggioranza, una specie di sfibrante anticamera.

Il 16 febbraio 1978 Moro e Berlinguer raggiungono l’accordo: il Pci appoggia per la prima volta un governo “riformista” Dc, alla cui guida sarà Andreotti, ritenuto da Moro più adatto a garantire il corpo del partito, gli Usa e la Chiesa. Andreotti presenta però una lista di ministri giudicata dal Pci “una provocazione”.

Berlinguer media e dice che solo dopo il discorso d’investitura di Andreotti alla Camera il suo partito deciderà se appoggiare il nuovo esecutivo o tornare all’opposizione. Ma la mattina dopo è il 16 marzo 1978. Le Br compiono la strage di Via Fani e rapiscono Moro.

L’Italia trattiene il respiro. 54 giorni dopo, l’epilogo. Fu un omicidio politico per troncare sul nascere e porre fine all’incontro fra democristiani e comunisti. Di quell’incontro Moro era stato il promotore e il garante. Non c’è dubbio che con il ritrovamento del cadavere dello statista pugliese, quel 9 maggio di trenta anni fa, si avviò un processo di profonda trasformazione degli equilibri politico-istituzionali, prima, e dell’intera società italiana, poi.

Quella crisi vissuta dall’Italia dal 16 marzo al 9 maggio 1978 scosse nel profondo le coscienze e le consapevolezze radicate, delle persone e dei partiti. Con il sangue di Aldo Moro le Br furono sconfitte e o Stato reagì e resse. E prese avvio il superamento dell’esperienza politica del secondo dopo guerra. Fino ad allora, grazie anche alla paziente e lungimirante opera di tessitura di Moro, l’Italia era riuscita a far crescere democrazia e sviluppo nella salvaguardia delle ideologie.

Da quei giorni si tentano nuovi percorsi. Dopo l’esplosione del nodo perverso nei rapporti fra politica e gestione delle Istituzioni (occupazione dello Stato da parte dei partiti, “tangentopoli” ecc), si arriverà all’implosione della prima Repubblica e a scrivere la nuova storia dell’Italia di oggi. Quella storia in chiaroscuro che noi tutti stiamo vivendo come cronaca.

[via: polisblog.it]

Le pagelle del venerdì

Governo: demogaffes. Voto + 8. Di… incoraggiamento e per la … solerzia del varo del 60° governo della Repubblica. “Giuro di essere fedele alla Repubblica …” La formula di rito è stata letta dai ministri fra emozioni e gaffes. Renato Brunetta corre ad abbracciare Mara Carfagna e centra con la testa l’obiettivo. Ignazio La Russa non chiude mai la bocca, poi s’inceppa. Andrea Ronchi si fa il segno della croce e poi s’incespica. Sandro Bondi suda come scalasse Cima Coppi. Claudio Scajola fa il saputone e dice “Italia” invece di “nazione”. Umberto Bossi, sempre “duro”, avverte “Chi diavolo ci ferma!”. Si rabbuia, alla fine, Berlusconi: sono le “sue” donne-ministro a rubargli la scena. Chi vivrà vedrà.

Opposizione: democrak. Voto – 8. Chi gode (Berlusconi) e chi ingoia il rospo (Veltroni). Non c’è pace per gli sconfitti. E nel Pd s’affilano le lame tra Massimo D’Alema e Walter Veltroni. Dopo la ufficializzazione della componente “dalemiana” nel partito, il ministro degli Esteri uscente rilancia: “Le correnti? Non le ho create io; il Pd è fatto di molte componenti, ed è visibile nella vita del partito, a cominciare da come si distribuiscono gli incarichi parlamentari”. Ah, non ce n’eravamo accorti!. Deluso e infuriato Veltroni: “Quelli sanno solo fare correnti!”. Ci risiamo? Il “nemico” Berlusconi vara il suo quarto governo. Gli amici D’Alema e Veltroni iniziano il loro quarto match. Avanti popolo, alla riscossa!

[via: polisblog.it]

Audi: insieme a Sanyo per l’ibrido

Audi collaborerà con il gigante giapponese Sanyo per la progettazione di tecnologia ibrida per le vetture del gruppo VAG di prossima generazione. Sino ad oggi il gruppo Volkswagen ha investito per ottimizzare i motori a combustione interna, prima i diesel e poi benzina, raggiungendo livelli di assoluta eccellenza, ma allo stesso tempo ritardando l’uscita di modelli ibridi che altre case concorrenti stanno già realizzando.

Per colmare questo divario si ricorrerà all’esperienza di Sanyo, sopratutto per non limitare le versioni ibride a modelli di nicchia come i SUV Audi Q7 e Volkswagen Tuareg. E’ probabile che i primi modelli a beneficiare di queste nuove tecnologie siano Volkswagen Up! ed Audi A1 nelle loro versioni di serie.

[via: motorauthority.com || autoblog.it]

Giuramento e primo Consiglio dei ministri del Berlusconi IV

I tempi procedono speditissimi per il Berlusconi IV. Dopo l’inedita consegna dei nominativi dei ministri al Capo di Stato ancor prima della sua nomina, il Cavaliere ha oggi giurato con tutto l’esecutivo di fronte al Presidente Giorgio Napolitano. Palpabile l’emozione di alcuni, Frattini e Ronchi in particolare, mentre Ignazio La Russa si è lasciato andare a un siparietto con il neo-premier sulla sua promessa (non mantenuta) di tagliarsi la barba in caso di nomina a ministro.

Dopo la cerimonia si è svolto il rito, per la verità relativamente recente, del passaggio di consegne tra governo uscente ed entrante, in cui Prodi ha affidato a Berlusconi la campanella che segnalerà apertura e chiusura di ogni Consiglio dei ministri. Ultimata questa fase, verso le 18 si è svolta la prima riunione dell’esecutivo che è servita in pratica a sancire la nomina di Gianni Letta a sottosegretario alla Presidenza, nonché alla sostituzione di Franco Frattini con Antonio Tajani nel ruolo di Commissario Europeo.

Ma non è tutto rose e fiori. Da segnalare anche le pesanti critiche arrivate dall’opposizione, che comincia finalmente ad affilare le unghie dopo lo shock elettorale. Di Pietro ha descritto Angiolino Alfano come una semplice controfigura di Berlusconi, cui andrebbe la titolarità di fatto della Giustizia, mentre dalle file del PD Franceschini ha emesso un comunicato stampa in cui si dichiara deluso e afferma che “quello annunciato oggi da Berlusconi è un governo costruito tutto su equilibri di partito, senza personalità esterne e della società civile. E con solo quattro donne non su dodici ministri, come aveva detto il leader PDL, ma su ventuno”.

In coda alla giornata segnaliamo anche le prime schermaglie tra IDV e Partito Democratico sulla composizione del governo ombra, per la quale Di Pietro lamenta di non essere stato consultato da Veltroni.

[via: polisblog.it]

Pininfarina: l’elettrica si farà in Italia

Dopo la notizia della cordata per salvare Pininfarina, arrivano le prime dichiarazioni sul futuro produttivo della prestigiosa firma Italiana. La futura vettura elettrica, sviluppata con il gruppo Bollorè, sarà costruita da fine 2009 negli impianti di S.Giorgio Canavese, in provincia di Torino. Il direttore Generale della carrozzeria piemontese, Silvio Angori, ha infatti spiegato che saranno trasferite nell’impianto di Bario Canavese le linee di Alfa Romeo Brera e Spider, dove già nascono la Mitsubishi Colt CZC e la Ford Focus Coupè-Cabriolet.

La futura vettura elettrica sarà prodotta in 2000 esemplari l’anno nel 2010, fino a toccare i 15.000 esemplari nel 2013-2014. Vedremo una concept già al salone di Parigi tra pochi mesi, mentre il debutto del modello di serie è fissato per il salone di Ginevra, a Marzo 2009. La vettura sarà una quattro posti da circa 15 mila euro dotata di batterie agli ioni di litio prodotte dal gruppo Bolloré, che ha stipulato con Pininfarina un accordo di Joint Venture paritetica da 150 milioni di Euro. C’è da sperare che Pininfarina prenda spunto dalla concept Sintesi, presentata pochi mesi fa a Ginevra e dotata di 4 motori elettrici nelle ruote.

[via: autoblog.it]

Porsche si aggiudica il “Best Performance Engine Award”

Con un -giustamente- orgoglioso comunicato stampa, Porsche rende nota la sua vittoria alla decima edizione dell’International Engine of the Year nella categoria Best Performance Engine.

Il 3.6 sei cilindri boxer turbocompresso che equipaggia la 911 Turbo e la GT2, è stato premiato nel concorso organizzato dagli inglesi di Engine Technology International, grazie agli ottimi voti conferitigli da una giuria di 65 giornalisti del settore, provenienti da 30 paesi. I criteri di giudizio vanno dalle prestazioni pure ai consumi, fino all’innovazione tecnologica.

Dopo la vittoria nella classe dai 3 ai 4 litri nel 2007, Porsche celebra quindi questo nuovo importante riconoscimento, ottenuto “mettendo in ombra forti rivali come Ferrari, Nissan, BMW ed Audi”. Il motore della 911 Turbo per la prima volta è stato equipaggiato con una turbina a geometria variabile (VTG) che grazie al controllo dell’angolo di incidenza dei gas di scarico sulle palette della turbina, consente uno sfruttamento ottimale del compressore a tutte le andature, migliorando la spinta del compressore soprattutto ai bassi regimi.

Ed ora, la classifica finale dell’ Engine of the Year 2008, con i vincitori per categoria:

Sub 1 L: Toyota 1KR-FE 1.0 L 3-Cylinder VVT-i Yaris/Aygo/107/C1/Justy

1.0 L to 1.4 L: Volkswagen 1.4 L TSi “Twincharger” Golf/Touran/Tiguan/Jetta

1.4 L to 1.8 L: BMW-PSA 1.6 L Turbo MINI Cooper S/207/308

1.8 L to 2.0 L: Volkswagen/Audi 2.0 L FSI Turbo A3/A4/A6/TT/Eos/Jetta/Golf GTi/Octavia/Leon

2.0 L to 2.5 L: Subaru EJ257 2.5 L Boxer Turbo Forester/Impreza

2.5 L to 3.0 L: BMW 3.0 L N54B30 Twin Turbo 135i/335i/X6

3.0 L to 4.0 L: BMW S65B40 4.0 L V8 M3

Above 4.0 L: BMW S85B50 5.0 L V10 M5/M6

Best Concept: Not awarded

Best Eco-friendly: Not awarded

Best Fuel Economy/Green Engine: Toyota 1NZ-FXE 1.5 L Hybrid Synergy Drive Prius

Best New Engine: BMW N47D 2.0 L Diesel Twin Turbo 123d

Best Performance Engine: Porsche 3.6 L Turbo 911 Turbo/GT2

International Engine of the Year: BMW 3.0 L N54B30 Twin Turbo 135i/335i/X6

[via: autoblog.it || wikipedia.com]

Governo Berlusconi: la lista dei ministri

Il nuovo esecutivo avrà 12 ministeri con portafoglio (8 FI, 2 Lega-AN) e 9 senza (4 FI, 2 Lega-AN, 1 DC). La componente FI del Popolo delle Libertà fa dunque la parte del leone, aggiudicandosi 12 dicasteri su 21, di cui 8 principali, oltre al sottosegretariato di Letta. Qui di seguito la lista finale dei ministri del Governo Berlusconi (tra parentesi l’area di provenienza):

Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio: Gianni Letta (FI)

Ministri con portafoglio
Esteri: Franco Frattini (FI)
Interno: Roberto Maroni (Lega)
Giustizia: Angelino Alfano (FI)
Economia: Giulio Tremonti (FI)
Difesa: Ignazio La Russa (AN)
Sviluppo economico: Claudio Scajola (FI)
Pubblica istruzione: Maria Stella Gelmini (FI)
Politiche agricole: Luca Zaia (Lega)
Ambiente: Stefania Prestigiacomo (FI)
Infrastrutture: Altero Matteoli (AN)
Welfare: Maurizio Sacconi (FI)
Beni culturali: Sandro Bondi (FI)

Ministri senza portafoglio
Riforme: Umberto Bossi (Lega)
Delegificazione: Roberto Calderoli (Lega)
Attuazione Programma: Gianfranco Rotondi (DC)
Politiche Comunitarie: Andrea Ronchi (AN)
Pari Opportunità: Mara Carfagna (FI)
Affari regionali: Raffaele Fitto (FI)
Politiche giovanili: Giorgia Meloni (AN)
Rapporti con parlamento: Elio Vito (FI)
Innovazione: Renato Brunetta (FI)

[via: polisblog.it]

OpenOffice.org 3.0, disponibile la Beta 1

OpenOffice.org LogoThe OpenOffice.org Community is pleased to announce that the public beta release of OpenOffice.org 3.0 is now available.

Con queste poche parole si apre la mail della newsletter inviata proprio ieri a tutti gli abbonati. Parte dunque la fase di testing più importante per la famosa suite, quella in cui OpenOffice 3.0 sarà esposta al primo giudizio di una importante fetta di pubblico interessato, il tutto in attesa del rilascio finale previsto per il 2 Settembre.

Le novità a corredo sono molteplici ma quella principale viene soprattutto dalla totale integrazione raggiunta dal programma con il sistema operativo Mac OS X. Niente più X11 quindi, OpenOffice 3.0 figurerà nel sistema di casa Apple come una qualsiasi altra applicazione sfruttante la classica interfaccia Aqua.

Messa a punto una nuova ed intelligente interfaccia grafica alla quale sono state anche aggiunte nuove icone ed un innovativo sistema di zoom. OpenOffice 3.0 supporterà il futuro OpenDocument Format 1.2 (ODF) e sarà naturalmente in grado di aprire file MS-Office 2007 o MS-Office 2008 per Mac OS X (.docx, .xlsx, .pptx, etc.).

Migliorato sensibilmente il Writer con l’implementazione di un comodo sistema di “appunti” e passi da gigante sono stati fatti anche con gli altri strumenti della suite Calc, Draw ed Impress.

OpenOffice 3.0 Beta 1 è disponibile sul sito ufficiale del progetto per sistemi Linux, Windows, Mac OS X e Solaris. Per ora tutte le versioni sono in sola lingua inglese.

[via: ossblog.it]